Riduci
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lunedì 21 maggio 2012
Riduci
Recensione di S. Trentanovi

Il dott. Sergio Trentanovi, dopo aver maturato lunga esperienza come Giudice tutelare a Venezia, è entrato in contatto con Egida proprio in relazione alla preparazione dell'opera. Di seguito, offre il suo commento alla lettura.

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Mi è stata chiesta una breve recensione del volume "Tutela, curatela e amministrazione di sostegno – La centralità della persona nell’approccio multidisciplinare alla fragilità", che è frutto del concorrente impegno di più autori, ciascuno specialista-tecnico di una materia, ma assieme impegnati unitariamente (sulla base della rivoluzione introdotta della legge sull'amministrazione di sostegno) nello scrivere un testo che superi gli schemi abituali e settoriali, oggettivamente insufficienti quando non addirittura inutili e dannosi, nell'approccio alle relazioni (anche giuridicamente rilevanti) tra persone autonome, organizzazione sociale e persone che autonome non sono.

Ho accettato, non tanto per la sintonia che vi ho trovato con le cose che ho scritto dopo la l. n° 6/2004 quale Presidente della sezione famiglia e diritti della persona del Tribunale di Venezia e come Giudice tutelare presso lo stesso Tribunale, ma soprattutto perché posso realmente affermare, con l'esperienza di circa 2000 "casi" da me trattati in meno di tre anni (2004-2006), che i valori e le indicazioni più importanti di questo scritto possono essere effettivamente realizzati nei provvedimenti di un giudice; purché il giudice sia disposto a "mettersi in gioco" accanto ed assieme al beneficiario sofferente, coordinando un intervento di sostegno mirato alla singola persona e all’opportuno coinvolgimento (sussidiarietà)   - caso per caso - di famiglia, volontariato e strutture medico - sociali private e pubbliche, per il superamento, di volta in volta possibile, dei limiti di autonomia del beneficiario.

Come sostanzialmente scrivono gli autori tutti (anch'essi sulla base della loro diretta esperienza) nell'ambito di una relazione d'aiuto finalmente richiesta ed imposta dalla stessa legge, può e deve essere abbandonata secundum legem la categoria del giudicare (necessaria e corretta solo per la valutazione ex post di un'azione o di una omissione o comunque di un fatto che abbia conseguenze giuridiche, ma non per fornire un metro di comprensione per l'esistenza umana) per immergersi nella "possibilità di agire" (categoria giuridica introdotta nel nostro ordinamento solo dalla l. n° 6/2004), propria di ogni singola persona e, in specie, della persona non autonoma.

Quel che mi ha colpito in questo libro è la concezione unitaria che, pur nella diversità e multidisciplinarietà degli interventi, emerge dall'approfondimento di tutte le tematiche inerenti le "specializzazioni" interessate alla debolezza dell'uomo. Le competenze specialistiche dello psicologo, del medico legale, dello psichiatra, del medico di medicina generale, dell'educatore, dell'assistente sociale, dell'avvocato e del giudice (in definitiva di ogni autore), vengono in questo bel libro valorizzate non per approfondire, in una fredda analisi, un "settore" o una patologia dell'uomo, ma per essere messe al servizio di una progettualità che si basa sull'immedesimazione solidaristica nella persona non autonoma, per ampliare la sua relazionalità o comunque migliorarne le condizioni esistenziali.

La novità del testo è proprio costituita dalla multidisciplinare valorizzazione del fatto che, dopo la l. n° 6/2004 sull'amministrazione di sostegno, si è anche normativamente aperto lo spazio per un effettivo intervento condiviso, a favore della persona non autonoma a causa di qualsiasi infermità o menomazione, di qualsiasi origine, natura e gravità.

Nel progetto di sostegno la persona deve essere il fine dell'intervento stesso e non una "cosa" di fronte alla cui situazione (soprattutto se rilevante nel mondo dell'economia) difendere la società e la famiglia, ma, soprattutto, il patrimonio (come invece nella logica dell'interdizione/inabilitazione, almeno come normalmente applicata fino all'entrata in vigore della l. n°6/2004). 

La persona nella sua integralità è riconosciuta da tutti i contributi al centro dell’intervento e, per quanto possibile, attiva protagonista del progetto. Il cuore di questo libro è la costante sottolineatura che i diritti inviolabili dell'uomo - di ogni uomo - "sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità" debbono e possono effettivamente essere "riconosciuti e garantiti" in questa nostra società; tanto che, davvero, per la loro concreta realizzazione può essere richiesto a tutti, familiari, volontari e strutture medico sociali  private e pubbliche, come fa la l. n° 6/2004, "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà...economica e sociale" (art. 2 Cost.); e ciò proprio a cominciare dai più deboli e, in particolare, da coloro che, per diversificate patologie, non siano pienamente in grado di realizzare le proprie volontà e le proprie "aspirazioni". Si è riconosciuta ad ogni uomo pari dignità sociale ed eguaglianza (sostanziale e non solo formale), indipendentemente dalle sue condizioni personali e sociali.

Tutti gli autori finiscono per ricordare che, almeno dopo l'entrata in vigore della l. n° 6/2004, deve, de iure condito, esser realizzato il compito primario della Repubblica di "rimuovere gli ostacoli...che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3 Cost.).

Aldilà delle diverse specializzazioni e di qualche scelta tecnica che può tranquillamente rimanere, a mio parere, discutibile (ad esempio in relazione ai rapporti residuali tra amministrazione di sostegno, interdizione ed inabilitazione) tutto il libro unitariamente sviluppa la problematica del corretto approccio alla conoscenza - comprensione del vissuto e delle aspettative, della volontà e delle indicazioni di chi non è parzialmente o totalmente in grado di esprimere e/o realizzare le sue scelte. Solo muovendo da questa possibilità di "comprensione" (che non può conseguire solo ad un approfondimento nozionistico - culturale, ma può essere frutto solo dell'esperienza di un rapporto diretto con la persona in difficoltà, liberato da schemi, rigidità, condizionamenti e sovrastrutture) può iniziare, secondo gli indirizzi unitari, fortunatamente mai esclusivi od esaustivi, di questo libro, un modo nuovo ed autentico di realizzare la "protezione attiva" di una persona non autonoma; sempre tenendo conto che ogni progettualità deve considerarsi strumentale e non deve mai essere totalizzante, deve essere il più possibile elastica, temporanea e cangiante rispetto alle esigenze del beneficiario.

Così questo libro stimola tutti noi, nelle diverse posizioni di "prossimità", ad impegnarci a concorrere nel superamento dei limiti di autonomia di ogni persona che soffra a causa delle menomazioni o delle infermità che su di essa gravano.

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